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Il parto un fattore di rischio per il bimbo è l’ herpes genitale

Herpes zoster o fuoco di Sant’Antonio, comunque lo si chiami rievoca bruciore, bolle sulla pelle, prurito e un dolore intenso. In Italia l’incidenza stimata dello zoster è del 6,3 per mille l’anno; un paziente su 5 al di sopra dei 50 anni, svilupperà NPH. Oltre i batteri anche virus, funghi, allergie e altre sostanze irritanti sono responsabili di infezioni oculari. Non sono stati condotti studi in pazienti con infezione da HSV immunocompromessiper altre cause diverse dall’infezione da HIV. Per prevenire un’ulteriore infezione, non praticare sesso orale, vaginale o anale quando tu o il tuo partner presentate segnali o sintomi di una recidiva. Ciò può derivare da una malattia o da una malattia autoimmune, dal troppo poco sonno, dallo stress cronico o da vari altri fattori. Contrarre l’herpes genitale aumenta anche il rischio di altre infezioni, aumenta di sette volte il rischio di contrarre anche l’HIV, perché le ferite che si creano nei genitali favoriscono lo scambio di sangue infetto.

L’herpes ritornerà e, se si, sempre allo stesso posto? Nel 2% dei casi esiste la possibilità che l’infezione venga contratta in gravidanza. La terza sottofamiglia comprende il virus di Epstein-Barr (EBV) e l’HHV-8 od herpes virus associato al sarcoma di Kaposi. L’85% dei casi di Herpes neonatale sono dovuti a trasmissione perinatale del virus durante il passaggio del feto attraverso il canale vaginale. L’incidenza di tale infezione varia da uno ogni 3.000 ad uno ogni 20.000 nati. Durante la gravidanza c’è un rischio aumentato, pari al 30-60%, di trasmissione al feto soprattutto se si tratta di una prima infezione, perché la madre non ha ancora prodotto anticorpi rivolti contro il virus. Inoltre, insieme ad altri herpesvirus, HSV è un fattore di complicazione in individui immunodepressi ed è un cofattore nella trasmissione dell’ HIV.

La diagnosi richiede la presenza di alterazioni sistemiche associate, quali ulcere o afte orali o ulcere genitali, dermatiti, compreso l’eritema nodoso, tromboflebiti o epididimiti. Essa può andare da una congiuntivite lieve con minima secrezione mucopurulenta fino a un grave edema palpebrale con abbondante secrezione e formazione di pseudomembrane. Una donna può non sospettare di essere infetta, se il suo partner non la informa di avere contratto la malattia. La cura per la blefarite non è affatto semplice: si tratta infatti di una malattia problematica, che tende a cronicizzare o a ripresentarsi più e più volte dopo la (presunta) guarigione.